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IL SONNO

Il sonno normale è uno stato fisiologico consistente nell’interruzione provvisoria del cosiddetto stato di veglia. Nell’uomo, ma in tutti gli animali in genere, il sonno è un irrinunciabile bisogno biologico, necessario per il riposo del corpo e per il ripristino delle normali funzioni fisiologiche. Il sonno è causa di numerose modificazioni sull’organismo: la pressione arteriosa si riduce, si abbassano sia la frequenza cardiaca sia la temperatura del corpo, c’è una riduzione della produzione di urina e dell’attività respiratoria, la muscolatura tende a rilassarsi; praticamente si ha un notevole abbassamento delle richieste metaboliche da parte dell’organismo.

La regolazione del sonno avviene in base a fattori omeostatici (la necessità di dormire aumenta quanto più è stato lungo il periodo di veglia precedente) e a fattori circadiani (in particolar modo il ciclo luce-buio).

Nell’arco della vita, gli esseri umani sperimentano varie tipologie di sonno. Il sonno del neonato è tipicamente polifasico (i neonati dormono più volte al giorno); si passa poi a una fase di sonno bifasico, tipica dei bambini (che dormono alcune ore nel corso del pomeriggio) per poi arrivare al sonno monofasico circadiano tipico della maggioranza delle persone adulte. In età avanzata, in diversi soggetti, il ritmo circadiano dell’adulto viene sostituito da un ritmo polifasico ultradiano (un sonno cioè caratterizzato da alcuni sonnellini diurni).

ruolo fisiologico della melatonina

La melatonina è una sostanza prodotta dall’organismo umano, prevalentemente dall’epifisi (anche ghiandola pineale), una ghiandola endocrina posta alla base del cervello; in misura minore è secreta anche dall’ipofisi, dalla tiroide, dalle ghiandole surrenali e dalle gonadi. La melatonina è nota soprattutto per la sua funzione regolatrice dei cicli circadiani tra i quali il ciclo sonno-veglia. La secrezione della melatonina è essenzialmente regolata dalla luce; una volta che gli stimoli luminosi giungono alla retina (quando cioè vengono stimolati i fotorecettori retinici), l’epifisi riceve un segnale che “ordina” di inibire il rilascio della sostanza; la mancanza di luce, invece, serve da stimolo alla secrezione. Durante le ore serali l’epifisi inizia a secernere melatonina e i livelli plasmatici di tale sostanza aumentano fino a raggiungere il loro picco nelle ore centrali della notte; tali livelli si abbassano drasticamente nel corso delle ore mattutine. La carenza o lo scompenso nel rilascio di tale ormone (come si verifica nel caso del jet lag) possono provocare vari disturbi come l’insonnia con conseguenti problemi di irritabilità, ansia e tensione nervosa.

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L’insonnia

Si definisce insonnia lo stato in cui una persona percepisce il proprio sonno come insufficiente o insoddisfacente; in altre parole quando il paziente non riesce a trarre beneficio dal riposo perché dorme troppo poco oppure dorme male. Una delle più comuni classificazioni dell’insonnia fa riferimento al criterio della durata; in base a tale criterio si possono definire le seguenti tipologie:

  • insonnia di tipo transitorio (dura al massimo una settimana)
  • insonnia a breve termine (dura da una a tre settimane)
  • insonnia lungo termine (dura più di tre settimane).

L’insonnia transitoria e quella a breve termine sono quelle più diffuse e hanno, generalmente, cause facilmente identificabili come per esempio i disturbi da jet-lag (tipici dei lunghi viaggi in aereo); la modifica di situazioni ambientali (sistemazione in albergo, notevole variazione dell’altitudine, brusche modifiche della temperatura); l’assunzione di farmaci che alterano il normale ritmo sonno-veglia; l’assunzione di determinate sostanze alimentari (aglio, cipolla, bevande alcoliche o superalcoliche, caffè, tè ecc.); momentanei periodi di stress (preparazione a esami, colloqui di lavoro ecc.). Questi tipi di insonnia sono, come dicono i termini stessi, destinati a scomparire nel giro di poco tempo, non appena venga rimossa la causa o non appena ci si sia adattati alla nuova situazione. La causa più comune dell’insonnia è molto spesso lo stress (sia per eventi negativi che positivi), l’ansia o la depressione e comunque l’incapacità di affrontare le situazioni quotidiane in modo sufficientemente distaccato. Anche situazioni fisiche che comportano un continuo stress organico possono facilitare l’insonnia.

L’ansia

L’ansia, quell’intreccio irrazionale di paure e tensioni, è un fenomeno pressoché “fisiologico” tra la popolazione dei nostri giorni; l’ansia è niente meno che una tensione psico-fisica che, il più delle volte, affonda le proprie radici nell’irrazionale. E’ una condizione prettamente soggettiva, pertanto l’intensità dei sintomi e la gravità del problema sono estremamente variabili. Il paziente ansioso è incerto del futuro, teme il pericolo imminente, tende a perdere il controllo di sé e delle emozioni; spesso, è eccessivamente preoccupato e disattento, irrequieto, irritabile. A questo, si associano disturbi fisici: bocca secca, difficoltà della deglutizione, diarrea, dispnea, insonnia, sensazione di soffocamento, stanchezza, tensione muscolare, tremori, vampate.

 


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