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LE CARENZE DI FERRO

L’organismo umano adulto contiene circa 3.5-4 grammi di ferro, distribuiti nell’emoglobina, nella mioglobina, nel fegato, nella milza e nel midollo osseo. Un deficit di ferro, provocato da uno scarso apporto alimentare, da problemi di assorbimento o da perdite ematiche, incide in primo luogo sulle scorte depositate nel fegato, nella milza e nel midollo osseo e, solo successivamente, provoca la diminuzione della concentrazione media di emoglobina.

ASSORBIMENTO INTESTINALE DEL FERRO

L’assorbimento di ferro avviene nell’intestino, con un’efficienza che varia in rapporto a diversi fattori quali:

  • la forma chimica in cui è contenuto negli alimenti;
  • la presenza di sostanze che ne facilitano o inibiscono l’assorbimento;
  • la quantità ingerita;
  • lo stato delle riserve corporee.

Il ferro può essere presente negli alimenti in due forme: ferro eme (facilmente assorbibile) e ferro non eme (assorbito con maggiore difficoltà). Il ferro non eme si trova in forma ferrica, mentre il ferro per essere assorbito deve trovarsi in forma ferrosa (ferro eme); la riduzione può essere effettuata dall’acido cloridrico del succo gastrico, ma può essere ulteriormente facilitata da sostanze come l’acido ascorbico (vitamina C) e altri acidi organici presenti negli alimenti. Un altro meccanismo di facilitazione dell’assorbimento si riscontra nel latte umano, dove il ferro è unito a una proteina, la lattoferrina che, legandosi a recettori specifici presenti nell’intestino del neonato, può agevolare l’assorbimento del minerale.

Al contrario, l’assorbimento può essere ostacolato dalla presenza di sostanze che legano il ferro, quali i ftalati, contenuti in quantità cospicue nei cereali allo stato integrale, gli ossalati, abbondanti in alcuni vegetali, tra cui gli spinaci, e i polifenoli di cui è ricco il tè. Anche la crusca e certi composti farmaceutici, come gli antiacidi, possono inibire in modo sostanziale l’assorbimento del ferro.

La quantità di ferro ingerita e lo stato delle riserve nell’organismo influiscono sull’assorbimento nel senso che più alta è la quota di ferro ingerita, o presente nelle riserve dell’organismo, più bassa è la quota di ferro assorbita, e viceversa. Esistono, quindi, meccanismi fisiologici che regolano l’assorbimento del ferro, impedendo situazioni da carenza o da eccesso.

La quantità di ferro presente nell’organismo è ben conservata: esso non viene eliminato con le urine, ma solo con la desquamazione delle cellule e con le perdite di sangue. Anche il ferro rilasciato dai globuli rossi che hanno esaurito il loro ciclo vitale viene riutilizzato in modo molto efficiente. Le perdite fisiologiche maggiori di ferro possono presentarsi nelle donne in età fertile, durante il ciclo mestruale e durante la gravidanza con il trasferimento di ferro al feto.

RUOLO BIOLOGICO DEL FERRO

Il ferro contenuto nell’emoglobina funge da trasportatore di ossigeno dai polmoni alle cellule, dove viene usato per la respirazione cellulare, mentre il ferro della mioglobina serve per immagazzinare e cedere l’ossigeno all’interno dei muscoli, dove viene utilizzato nei processi di contrazione muscolare. Il ferro dei citocromi, localizzati nei mitocondri, rende possibile la produzione di energia utilizzabile dalla cellula (ATP, adenosintrifosfato). Il ferro contenuto nel citocromo P450 consente lo svolgimento di reazioni di degradazione di sostanze endogene ed estranee all’organismo, quali per esempio farmaci e pesticidi.

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CONSEGUENZE DELLE CARENZE DI FERRO

Gli effetti di un insufficiente apporto di ferro sono di vasta portata in quanto questo minerale è essenziale per il corretto funzionamento dell’emoglobina (il pigmento rosso del sangue), responsabile del trasporto di ossigeno a tutte le cellule dell’organismo. I primi sintomi della carenza di ferro, non a caso, sono stanchezza e spossatezza.
È ormai accertato che le carenze di ferro riducono la funzionalità del cervello, peggiorando la memoria e la capacità di apprendimento. Non è solo il cervello a soffrire per le carenze di ferro, anche le donne incinte e gli anziani dovrebbero fare attenzione. Se durante la gravidanza le riserve sono basse, la richiesta supplementare di ferro, dovuta alla rapida crescita del bambino durante gli ultimi sei mesi di gestazione, potrebbe determinare uno stato di carenza in grado potenzialmente di rallentare la crescita cerebrale del bambino. Lo stato di carenza nelle persone anziane può essere determinato sia da diete povere sia da una ridotta capacità di assorbimento di ferro da parte del canale digerente. Qualunque sia l’età o il sesso, la carenza di ferro, nel lungo periodo, determina un abbassamento della soglia del dolore, interferisce nel meccanismo che controlla la temperatura corporea, fa aumentare la caduta dei capelli e riduce l’efficienza del sistema immunitario, rendendo l’organismo più vulnerabile alle infezioni.

ANEMIA DA CARENZA DI FERRO

L’anemia da carenza di ferro si verifica quando l’organismo non ha livelli di ferro sufficienti a produrre l’emoglobina. L’emoglobina è una proteina presente nei globuli rossi che si lega all’ossigeno e lo trasporta attraverso il sangue per alimentare muscoli, tessuti e organi. Le cause della mancanza di ferro possono essere diverse:

  • Emorragie e sanguinamenti. La perdita di sangue, anche se non evidente o interna, può comportare una riduzione dei livelli di ferro. Ciò si verifica di frequente nelle donne in età fertile, durante le mestruazioni.
    • Scarso apporto nell’alimentazione. L’anemia può essere causata da una dieta in cui è drasticamente ridotto l’apporto di ferro. Si tratta di una condizione abbastanza rara, in quanto un’alimentazione varia consente di ricevere il giusto contenuto di ferro, ma può essere collegata a disturbi alimentari o diete troppo drastiche.
    • Scarso assorbimento del ferro. In alcuni casi possono esserci difetti del metabolismo che non consentono di assorbire a sufficienza il ferro introdotto con l’alimentazione. Questo accade, ad esempio, in presenza di malattie intestinali croniche (colite ulcerosa e morbo di Crohn) o di celiachia, nelle quali il danneggiamento dei villi intestinali compromette la capacità di “estrarre” il ferro dai cibi, di diverticoli, tumori del colon e dello stomaco.
    • Gravidanza e allattamento. Sono fasi critiche per le riserve di ferro, perché necessitano di un fabbisogno maggiore di ferro per lo sviluppo del feto.
    • Interventi chirurgici. Gli interventi che hanno prodotto l’asportazione o il bypass di parti del tubo intestinale possono ridurre la capacità di assorbimento del ferro.
    • Accrescimento. In età evolutiva il fabbisogno di ferro è relativamente maggiore che nell’adulto
    • Sport. La prevalenza dell’anemia da sport è particolarmente elevata nella popolazione atletica, soprattutto per gli sport di resistenza. Tra i fattori coinvolti nella perdita di ferro nell’atleta troviamo: emolisi, ematuria, sudorazione e sanguinamento gastrointestinale; tali fattori risulterebbero associati ad un’alterazione del metabolismo del ferro.

SEGNI E SINTOMI

il sintomo più comune di anemia da carenza di ferro è la stanchezza, ma possono incorrere anche mancanza di respiro, vertigini, mal di testa, mani e piedi freddi, pelle pallida, dolore toracico e debolezza.


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