21/09 – GIORNATA MONDIALE DELLA LOTTA ALL’ALZHEIMER

Tutto quello che c’è da sapere su questa terribile malattia e sulle ultime novità dalla ricerca scientifica.

Cos’è il morbo di Alzheimer, come si riconosce e come si può curare

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza senile (circa il 70% dei casi) ed è una malattia degenerativa responsabile dell’aggravarsi dei sintomi fino a rendere il paziente incapace di vivere una vita autonoma. In Italia l’incidenza del morbo è del 6% della popolazione costituita dai maggiori di 65 anni, con un aumento della predisposizione tra le donne.

Cause

Studi recenti indicano come la causa all’origine della malattia sia la degenerazione dei tessuti cerebrali responsabili della produzione della dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per alcuni importanti meccanismi di comunicazione tra i neuroni. I fattori di rischio possono essere genetici, ambientali oppure legati agli stili di vita.

Decorso e sintomi

Ad oggi non esiste un test diagnostico rapido che evidenzi il morbo di Alzheimer nel suo stadio precoce. La procedura di diagnosi si articola in tre fasi: accertamento dello stato di demenza con test psicometrici specifici; presenza di grave deficit di memoria; rapidità dell’insorgenza dei sintomi. Solo dopo verranno effettuati accertamenti strumentali (TAC, RMN) che rileveranno l’atrofia della corteccia cerebrale.

La malattia conclamata presenta i seguenti sintomi, che compaiono in successione temporale:

– difficoltà nel riconoscimento di oggetti usuali;

– disorientamento;

– impossibilità di utilizzo adeguato degli oggetti non riconosciuti;

– cambiamenti di umore e di comportamento;

– marcata confusione circa eventi, tempi e luoghi;

– stati depressivi;

– difficoltà nel parlare, deglutire e camminare.

 Il decorso della malattia, dai primi sintomi fino ai più gravi, può coprire un periodo che va da 8 a 20 anni.

Ultime notizie dalla ricerca medica

– I ricercatori Nicola Amoroso e Marianna La Rocca, dell’università di Bari, hanno messo a punto un algoritmo di intelligenza artificiale che sembra in grado di riconoscere i primi segni della malattia consentendo una diagnosi precoce.

– Un team di scienziati del laboratorio di biologia molecolare del Medical Research Council nel Regno Unito e dell’Indiana University School of Medicine ha ottenuto un’immagine estremamente dettagliata, fino al livello atomico, della proteina Tau attiva nel cervello di un paziente con diagnosi confermata di Alzheimer.

– È stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature lo studio su un nuovo farmaco che sarebbe in grado di ridurre in modo significativo l’accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello, la proteina ritenuta la principale responsabile del morbo di Alzheimer. Il farmaco si chiama Aducanumab ed è un anticorpo monoclonale che rende il sistema immunitario capace di riconoscere le placche e di ridurne in modo consistente la formazione. Si tratta del primo concreto passo verso una soluzione farmacologica del morbo.

Fonti:
  1. Lella E. et al. (2017). Machine learning for the assessment of Alzheimer’s disease through DTI. Proceedings Volume 10396, Applications of Digital Image Processing XL; 1039619 (2017)
  2. Fitzpatrick A.W.P. et al. (2017). Cryo-EM structures of tau filaments Alzheimer’s disease. Nature. 2017 Jul 13;547(7662):185-190.
  3. Sevigny J. et al. (2016). The antibody aducanumab reduces Aβ plaques in Alzheimer’s disease. Nature. 2016 Sep 1;537(7618):50-6.

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